
DEBORA MONTANARI, “Al di là della notte” (Riccardo Edizioni)
L’Autrice conversa con Mauro Guglielmi
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Il Libro
Eveline è un’adolescente segnata da un passato di violenza, abusi e abbandono. Dietro il suo carattere chiuso e rabbioso si nasconde una ragazza profondamente ferita, cresciuta in un contesto in cui l’amore è stato sostituito dalla paura e dalla sopraffazione. Anna, la sua insegnante di letteratura inglese, riconosce in lei un dolore che le è fin troppo familiare. Tra i banchi di scuola e le pagine dei libri nasce un legame fatto di ascolti e silenzi condivisi, in cui la letteratura diventa davvero uno spazio di cura e un luogo sicuro. Quando viene riaffidata al padre biologico, però, la spirale di violenza e umiliazione si riapre con brutalità, mettendo a rischio non solo il suo corpo, ma anche la sua speranza.
Attraverso lo sguardo attento e partecipe di Anna, capace di vedere oltre il “muro” che Eve ha costruito attorno a sé, il romanzo esplora il potere dell’ascolto, dell’empatia e della relazione educativa. È nella possibilità di essere accolti senza giudizio, di poter finalmente piangere senza vergogna, che si accende una luce nel buio.
Al di là della notte è una storia di ferite che non scompaiono, ma possono trasformarsi in cicatrici meno dolorose, è un inno alla tenacia e alla speranza, al potere salvifico delle parole e alla forza silenziosa di chi sceglie di restare umano anche dopo aver conosciuto l’ombra. Un libro che parla di violenza e responsabilità, ma anche di coraggio, cura e possibilità, perché le cicatrici restano, ma col tempo smettono di fare paura, e anche dopo la violenza può esserci vita.
L’Autrice
Debora Montanari è nata a Forlì nel 1992, ha sempre fatto studi inerenti alla formazione – Scienze della Formazione al Liceo e Scienze della Formazione Primaria all’Università di Bologna – e lavora come maestra di scuola primaria dal 2019.
Ama la fotografia, la letteratura e il viaggio, quello lento, che richiede tempo e ascolto, per conoscere davvero i luoghi che visita, e crede nell’educazione come spazio di cura e di possibilità.
